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Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Anno 11° N° 42 Dicembre 2002 Pag. 3° Autore: Paolo Cogorno




PARANOIA

Considerazioni sulla struttura paranoide della psiche

Siamo abituati a sentire parlare di paranoia prevalentemente in due accezioni:
a) nel gergo giovanile come sinonimo di paura e/o di stato di confusione mentale b) come disturbo psichiatrico di psicosi paranoide.
Nel primo caso è una "piacevole" sottolineatura linguistica di un stato di paura o di angoscia che possiamo incontrare nella quotidianità, nell'altro una vera e propria malattia mentale, delegata all'ambito "psichiatrico".
Questo è quanto galleggia in superficie nella percezione collettiva; due lati estremi quasi facilmente determinabili e in mezzo nulla, nulla o poco meno che arrivi alla coscienza.
Cercheremo qui di esprimere proprio la dimensione mancante alla nostra percezione, ovvero la dimensione della paranoia nella sua trama meno visibile, peraltro ben presente nel pensiero e nel comportamento umano; cercheremo inoltre di focalizzare il rispecchiamento tra la sua dimensione individuale e quella collettiva.
Para-noia significa etimologicamente disordine (para) della mente (nous), secondo Hillman "è esattamente ciò che il suo nome indica: para-noetica, mentale, cognitiva, quindi un disturbo del significato".
La prima osservazione è la seguente: la paranoia non è solo un modulo comportamentale ma è uno stato o livello di coscienza, latente o manifesto, presente in tutti gli esseri umani; esso è stato funzionale alla conservazione della specie, ma nel nostro tempo sta sempre più perdendo senso rispetto all'economia delle relazioni umane ed all'evoluzione della coscienza.
La paranoia, attraverso uno stato di attivazione anche a livello neurofisiologico, predispone al controllo sulla potenziale ostilità dell'altro da sé; essa ha il suo fondamento nella geometria pericolo-sopravvivenza, "hunter and hunted", persecutore-perseguitato.
Ridotta all'osso, consiste nella paura archetipica di essere distrutti, mangiati, fatti a pezzi, paura vissuta da uno strato arcaico della nostra psiche, come è sempre stato nel mondo animale che ha lottato per la sopravvivenza nell'arco della filogenesi.
Lo stato paranoide è "lucido" (anche nella forma palesemente psicotica) ovvero ben supportato da un impianto di razionalizzazioni associative che sostengono l'idea e la consistenza dell'ostilità e del "nemico".
In prossimità di momenti di destrutturazione parziale dell'Io, la pasta emotiva della sensazione paranoide è molto particolare, sembra caratterizzata da una percezione proveniente dal numinoso, dall'oltre, oppure da una sorta di `sesto senso' col quale si è consapevoli di non essere sempre in contatto.
Proprio questo elemento ricollega il nostro discorso alla teorizzazione sulla Mente Bicamerale di J. Janes, ovvero ad una forma di parziale regressione del funzionamento del pensiero, anteriore allo sviluppo della coscienza soggettiva.
La teorizzazione di Janes non è qui riassumibile; per brevità possiamo riportare che essa fa riferimento proprio a livelli di coscienza, di cui quello bicamerale è legato alle percezioni di voci o sensazioni interiori, attribuiti a divinità che guidavano il comportamento umano nelle prime civiltà.
La coscienza coincideva con quella situazione mentale in cui non esisteva alcuno spazio interno, "un analogo io" per rappresentare un dentro ed un fuori. Questo strato della psiche è rimasto sepolto ma non si può certo dire che sia inattivo od innocuo; la paranoia latente è proprio una via di mezzo tra uno stato fin troppo soggettivo (lucido), egoriferito e quella percezione del numinoso (o meglio della sua ombra) che rimanda a quell'antico stato di coscienza; una sorta di situazione "borderline" tra due livelli evolutivi.
Peraltro, è noto quanto frequentemente la paranoia si accompagni a comportamenti ritualistici: essi hanno un valore propiziatorio rispetto a paure di annientamento e distruzione, proprio come facevano i nostri antichi predecessori.
Il vissuto paranoide si incrocia con la situazione bicamerale rimossa e ne attinge tutta la legittimazione `divina'.
L'ideazione paranoide viene ascoltata come voce dell'inconscio, con una caratteristica di lucidità ed autenticità di un qualcosa che invece è tragicamente fuori dalla relazione con l'Altro e con il "principio di realtà".
Proseguendo in questa direzione, la paranoia si presenta come patologia dell'Io o meglio ancora della libido dell'Io, tutta ricurva su se stessa, in cortocircuito con un egoriferimento ipertrofico, Ego a cui tutto si riferisce in una forzatura di associazioni mentali apparentemente razionali.
Questo "cortocircuito libidico" è ben sostanziato dalla scissione tra l'Io e la dimensione più universale, quindi da un disturbo della facoltà di creare simbolo.
E' indubbio che lo stato di attesa, tensione e difesa dall'ignoto, dall'altro da sé vissuto come minaccioso nemico, uomo o fiera che fosse, è stato fondamentale per la conservazione della specie umana, attraverso tutte le sue tappe.
Quindi considerando la stratificazione di questo meccanismo potremmo dire che questo stato di coscienza, rinforzato dallo strutturarsi del sociale, si è sedimentato (fino a perdere coscienza della sua stessa esistenza) in una serie di gesti, pensieri, dinamiche collettive e quotidiane che riguardano tutti.
Le ripercussioni sociali della stratificazione paranoide della psiche sono molteplici; è noto infatti quanto il controllo sociale venga attuato attraverso dinamiche di tipo paranoide, mi riferisco ad istituzioni (militari, giudiziarie, di potere) che favoriscono nell'individuo comportamenti e vissuti inconsci di paranoia.
Le parole di Hillman ("La vana fuga dagli dei") sono illuminanti sulle ripercussioni della scissione paranoide:
il non riconoscimento della polis la "città - stato" quale espressione simbolica del Sé fa sì che "quanto è stato escluso ritorni nella polis per quelle vie letterali e prive di anima che sono la burocrazia materialista e la teocrazia fondamentalista: la tediosa città della materia e la fanatica città dello spirito, né l'una né l'altra città dell'anima" Ed inoltre : "Viviamo in uno Zeitgeist (tempo spirituale) di minaccia, in uno stato animico e politico di paranoia... La minaccia della catastrofe giustifica le misure prese contro di essa, rendendo con ciò stesso sempre più letterale la minaccia: la paura della catastrofe tende quasi inevitabilmente a produrre la sindrome. Peggio: la sindrome ha bisogno della catastrofe. Il circolo vizioso della psicologia paranoide è la realtà politica di oggi…" Ma se l'umanità è sopravvissuta ai tragici effetti dell'ultima esplosione psicotica mondiale del secolo scorso, quale sarà la conseguenza della sua attuale insistenza nell'investire su un meccanismo psichico così primitivo quale quello paranoico?
I grandi pericoli, però, si sa, risvegliano anche grandi antidoti.
Così, pensando alle possibilità concrete di attivazione simbolica e salvifica del Sé nella "polis" mi viene incontro l'esperienza dell'analisi di gruppo; i sogni che raccogliamo, spesso all'inizio del lavoro, fanno riferimento a metafore di congiunzione, di iniziazione attraverso l'accettazione dell'inaccettabile, di amore per il nemico, di morte dell'egoriferimento, in altre parole il loro contenuto tende con grande evidenza ad indebolire la struttura paranoide e "le sue voci".
Ma di questo riparleremo prossimamente su questi fogli.

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